I suoi interventi si inseriscono in un contesto urbano - quello medievale arnolfiano - ormai definito nelle sue misure fondamentali.
La città era già fissata nei suoi limiti perimetrali massimi: una cupola era già prevista da Arnolfo, le ricostruzioni di S.Lorenzo e S.Spirito possono essere lette come versioni "moderne" delle moli chiesastiche medievali, piazza SS. Annunziata come un chiostro fatto piazza, il Palagio di Parte Guelfa esisteva già in loco.
Ma nell' opera brunelleschiana ci sono una forza di invenzione e una novità di visione tali che Firenze, pur essendo ancora in sostanza medievale, si proporrà sempre, dopo il Quattrocento, e si può dire fino ad oggi, come città "rinascimentale", a cominciare dagli umanisti che la potranno citare come esempio di città ideale. I
n tal senso la moltiplicazione in diverse epoche del modello brunelleschiano di palazzo Pitti, l'ampliamento del palazzo Medici, il raddoppio speculare del Loggiato degli Innocenti, l'interpretazione di Michelangelo e di altri del modulo cubico della Sacrestia Vecchia di S. Lorenzo, sono tutti episodi assai significativi.
Notizie, anche se non abbondanti, ci consentono di riconoscere Brunelleschi come uomo "universale". Fu "architetto, aritmetico e eccellente geometrico, scultore e pittore" (A. Manetti), inventore di macchine varie per l'edilizia (valendosi anche della sua esperienza di oreficeria, in particolare di orologi a ingranaggi multipli mossi da contrappesi), ingegnere militare, navale e idraulico, ideatore di spettacoli e di strumenti musicali, studioso della struttura della Commedia di Dante, anche come momento di affermazione decisiva nella storia di una autocoscienza. Ed è da sottolineare che la formazione del Brunelleschi, come quella di Masaccio, Donatello, Ghiberti, si colloca nel clima straordinariamente ricco di fermenti culturali della Firenze della prima generazione rinascimentale di Coluccio Salutati, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini: "Era la città di Firenze in quello tempo /... / in felicissimo istato, copiosissima d'uomini singulari in ogni facoltà" (Vespasiano da Bisticci).